La Propriet Di Popolo

Autore: Giacinto Auriti
Editore:
ISBN: 9788874978151
Grandezza: 10,23 MB
Formato: PDF, Mobi
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Il Vero Amico Del Popolo

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Editore:
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Grandezza: 79,12 MB
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L Italia Ricca Ossia Le Ricchezze De Chierici Propriet Del Popolo Ai Componenti La Costituente Romana

Autore: Andrea Cerrini
Editore:
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Grandezza: 27,76 MB
Formato: PDF, ePub
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Gazzetta Del Popolo L Italiano

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Grandezza: 74,82 MB
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Propriet Privata E Tradizioni Costituzionali Comuni

Autore: Anna Moscarini
Editore: Giuffrè Editore
ISBN: 8814123098
Grandezza: 55,54 MB
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L Amico Del Popolo Strenna Pel

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Pastorale Per Una Unita Di Chiesa E Di Popolo

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Editore: Editoriale Jaca Book
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Grandezza: 45,96 MB
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Prove Filosofico Politiche In Difesa Del Cristianesimo A Disinganno De Moderni Materialisti Tratti Dagli Avvenimenti Succeduti In Europa Dal Cadere Del Sec Xviii Fino Al Presente Anno In Confutazione Dell Opera Intitolata Le Philosophe R Publicain

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Grandezza: 45,12 MB
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L Unico E La Sua Propriet

Autore: Max Stirner
Editore: Adelphi Edizioni spa
ISBN: 8845978079
Grandezza: 75,95 MB
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La censura prussiana giudicò questo libro «troppo assurdo per essere pericoloso». Marx e Engels, invece, lo considerarono sufficientemente pericoloso per dedicargli più di trecento pagine persecutorie della "Ideologia tedesca". Nietzsche non lo nominò mai, ma confessò a un’amica di temere che un giorno lo avrebbero accusato di aver plagiato Stirner. Da più di un secolo le storie della filosofia lo definiscono «famigerato». In breve: "L’unico" è l’opera più scandalosa e inaccettabile della filosofia moderna. Quando apparve, a Berlino, nel 1844, suscitò per alcuni mesi reazioni febbrili e appassionate, soprattutto nell’ambiente del radicalismo di sinistra, da cui nasceva, fra quei discendenti di Hegel che si apprestavano a diventare sovvertitori dell’ordine. Poi seguì un lungo silenzio. Infine una riscoperta vorace, negli ultimi anni dell’Ottocento, quando Stirner apparve da una parte come precursore di Nietzsche e dall’altra come profeta dell’anarchismo individualista. Ma anche se Stirner ha avuto una grande influenza sotterranea, che ha agito sui personaggi più disparati, da Dostoevskij a Traven, il mondo della cultura ufficiale lo ha sempre evitato. Non era chiaro se Stirner fosse da considerare un filosofo, un pazzo o un criminale. Ma nell’"Unico" queste voci parlano insieme, e questa irrevocabile, beffarda confusione dei soggetti e dei livelli è la prima peculiarità del libro. L’"Unico" sviluppa ‘sino alle estreme conseguenze’ quella «critica» corrosiva che era stata, da Kant in poi, la parola magica della filosofia; articola un sistema paranoico; fonda le ragioni del delitto. Commistione che non è un capriccio di Stirner, ma rivela, finalmente senza coperture eufemistiche, un processo operante in tutto il pensiero moderno. Con le sue argomentazioni stridule, martellanti, ossessive, Stirner fa ruotare vorticosamente la macchina della metafisica: ne risulta una grandiosa parodia, preludio alla mutezza dell’«indicibile» unico. Ma l’attacco al pensiero discorsivo va insieme, per Stirner, a un micidiale attacco al «sussistente», alla società che lo circonda. Provocatore e vagabondo della metafisica, Stirner osò vedere il mondo della secolarizzazione trionfante, che è anche il nostro, come un mondo profondamente bigotto. Il sacro, scacciato dai templi, si vendica caricando le più laiche categorie di una violenza devastatrice. La Società, l’Uomo, l’Umanità giustificano ora ogni tortura sul singolo che non si adegui al modello ‘giusto’. E il sarcasmo stirneriano, che oppone l’egoista singolo, marchiato come «mostro inumano», al santo egoismo della Società, trafigge anche le società ‘giuste’, promesse dai miglioratori dell’umanità (siano essi reazionari, progressisti, liberali o socialisti) con frecce che appaiono ancora oggi perfettamente appuntite. (Anzi, spesso si ha l’impressione che colpiscano fatti accaduti nel nostro secolo). Che la sua critica sfoci poi in un nominalismo assoluto, e manifestamente insostenibile, non sembra preoccupare Stirner. In certo modo è ciò che voleva: tutto l’"Unico" è un solo, immane paradosso su cui il pensiero continua a inciampare.